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| Pollini | Calendario dei pollini | Pollini e alimenti | Graminacee | Urticacee | Composite | Oleacee | Betullacee Corylacee | Cupressacee | Consigli Utili | I Pollini I pollini presenti nell’atmosfera rappresentano i semi maschili delle piante, liberati nell’aria durante la stagione di fioritura, quando le condizioni meteorologiche sono idonee, per garantire la riproduzione. Non tutte le piante liberano polline in grado di indurre manifestazioni allergiche. Il polline, per determinare quadri clinici allergici, deve avere alcune caratteristiche:
Le piante anemofile producono grandi quantità di granuli pollinici, invisibili ad occhio nudo che vengono trasportati dal vento anche a distanze considerevoli; solo una piccolissima quantità di pollini andrà a fecondare il seme femminile della stessa specie mentre la massima parte va dispersa andando a depositarsi su varie superfici comprese mucose congiuntivali e delle vie aeree dei soggetti allergici. Si parla di impollinazione anemofila. Questa modalità di propagazione dei pollini spiega perché i soggetti possono presentare reazioni allergiche al polline di piante che non crescono nelle immediate vicinanze. La maggior parte delle piante con importanza allergologica appartengono a questo gruppo. Le piante entomofile liberano piccole quantità di pollini, generalmente grossi e pesanti che vengono trasportati dagli insetti su un altro fiore della stessa specie. Questi fiori sono di solito colorati e odorosi per attirare gli insetti. Si parla di impollinazione entomofila. Questi pollini sono presenti in bassa concentrazione nell’atmosfera e rivestono quindi scarsa importanza allergologica. Tuttavia possono essere responsabili di allergia in soggetti frequentemente esposti a tali piante come per esempio giardinieri e fioristi.
I pollini hanno dimensioni che variano a seconda della specie da un minimo di 5 micron ad un massimo di 200 micron. Il granulo pollinico è costituito da:
Il periodo in cui avviene l’impollinazione è diverso per le varie specie vegetali. Le diverse condizioni meteoclimatiche delle varie regioni italiane portano ad una differente distribuzione delle famiglie botaniche sul territorio e a variazioni nel loro periodo di fioritura. Ogni specie ha il suo proprio periodo di fioritura, ma ogni anno le condizioni atmosferiche influenzano l’inizio della stagione pollinica e la concentrazione dei pollini nell’aria:
Inoltre, grazie a questi studi di aerobiologia è stato possibile rilevare la comparsa di nuovi pollini liberati da piante esotiche introdotte sul nostro territorio a scopo di rimboschimento od ornamentale (es. betulla, cryptomeria japonica) o da piante i cui semi sono giunti in Italia come inquinanti di sementi agricole importate da altri continenti (es. ambrosia).
La consultazione dei calendari pollinici è di aiuto sia al medico che al paziente per un corretta gestione della malattia allergica:
Esiste una rete nazionale di monitoraggio aerobiologico dei pollini costituita dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (A.I.A.) che si articola in:
Tali attività di monitoraggio vengono condotte tutto l’anno per i pollini di maggior interesse allergologico (tradizionali ed emergenti) con elaborazione di calendari pollinici che danno informazioni sulla concentrazione dei pollini nelle varie zone (NORD CENTRO SUD). Per ricevere informazioni più dettagliate sui pollini presenti in atmosfera nelle varie zone del territorio italiano si può anche visitare il sito dell'Associazione Italiana di Aerobiologia (A.I.A.) oppure chiamare il numero verde 80013802 attivato dall’A.I.A. 24 ore su 24 ore da marzo ad ottobre. Per conoscere la situazione dei pollini nelle varie province della Regione Veneto si può visitare il sito POLLINI IN VENETO oppure chiamare il numero 049.9925409 recentemente attivato dall'A.R.P.A. Veneto. Per conoscere la situazione dei pollini nelle varie aree del mondo è possibile visitare i siti (in lingua inglese) delle organizzazioni che si occupano di monitoraggio pollinico: ITALIA: Rete Italiana di Monitoraggio Aeroallergeni EUROPA: Informazioni Pollini Europa INGHILTERRA: Pollini Regno Unito FINLANDIA: Rete Finlandese Pollini FRANCIA: Rete Francese di Monitoraggio Aerobiologico OLANDA: Servizio Informazioni Polline dell'Università di Leiden SPAGNA: Rete Spagnola di Aerobiologia U.S.A.: Ufficio Nazionale Allergia CANADA: Laboratori di Ricerca Aerobilogica Canadesi
Organizzazioni ed Istituzioni: Aerobiology InternationalAlliance for Aerobiological Research American Academy of Allergy, Asthma, and Immunology American Association for Aerosol Research American College of Allergy, Asthma, and Immunology Associazione Italiana di Aerobiologia British Aerobiology Federation Dispersal of Insects and Other Biotic Agents International Association of Aerobiology National Institutes of Health - Airborne Allergens Pennsylvania State University, Dept. of Aerobiological Engineering Sociedad Española de Alergía e Inmunología Clínica, Comité de Aerobiología University of Arizona, Asthma and Allergy in the Southwestern United States
Pollinosi e Allergia Alimentare Circa il 25 % dei soggetti affetti da pollinosi presentano manifestazioni cliniche di allergia alimentare a frutta e verdura. Questo problema è più frequente nei pazienti allergici a più tipi di pollini (polisensibilizzati). La pollinosi precede quasi sempre la comparsa dell’allergia alimentare. Il paziente può accusare:
Pollini con allergeni in comune (cross-reattivi) con alimenti
Graminacee: frumento, melone, anguria, pomodoro, arachide, pesca, ciliegia, albicocca, prugna, mandorla, kiwi, agrumi. Artemisia, ambrosia: lattuga, cicoria, tarassaco, camomilla, olio di girasole, margarina, banana, castagna, sedano, finocchio, carota, prezzemolo, pepe verde, miele. Parietaria: basilico, ortica, melone, ciliegia, more di gelso, pisello.
Rappresentano la principale famiglia botanica diffusa in ambienti erbacei come pascoli, prati, terreni coltivati ed incolti. Sono presenti a varie latitudini, adattandosi a condizioni climatiche disparate; crescono dal livello del mare fino alla fascia alpina. Molte specie sono spontanee (erbe infestanti) mentre altre vengono coltivate per l’alimentazione umana o degli animali. L’emissione dei pollini avviene da aprile a ottobre con concentrazioni nell’aria più elevate tra aprile e giugno. Le graminacee spontanee liberano grandi quantità di pollini in atmosfera a differenza delle specie coltivate. Il periodo di impollinazione delle graminacee inizia più tardivamente nelle zone montane e nei paesi del Nord-Europa. L’alternarsi di periodi di pioggia con periodi di sole possono causare ripetute fioriture che determinano un prolungamento della stagione di impollinazione con conseguente andamento protratto della sintomatologia allergica.
Principali graminacee spontanee e loro periodo di pollinazione Caprinella (Agropyron repens) da maggio a settembre Paleo odoroso (Anthoxanthum odoratum) da marzo a luglio Erba canina (Cynodon dactylon) da giugno ad ottobre (vedi foto) Erba mazzolina (Dactylis glomerata) da maggio a settembre (vedi foto) Paleo dei prati (Festuca arundinacea) da aprile a luglio (vedi foto) Bambagiona (Holcus lanata) da giugno ad agosto Logliarella (Lolium perenne) da maggio ad agosto (vedi foto) Coda di topo (Phleum pratense) da maggio a luglio (vedi foto) Gramigna dei prati (Poa pratensis) da aprile ad agosto (vedi foto) Principali graminacee coltivate (cereali) e loro periodo di pollinazione Avena (Avena sativa) da maggio ad agosto Orzo (Hordeum vulgare) da aprile ad agosto Segale (Secale cereale) da giugno a luglio (vedi foto) Grano (Triticum aestivum) da maggio a giugno Mais (Zea mays) da luglio a settembre Di questa famiglia il genere Parietaria (P.) riveste maggiore importanza allergologica. È un’erba infestante che cresce soprattutto sui muri, nelle fessure delle rocce (da cui il nome "erba muraria o muraiola"), nei terreni secchi ed incolti. È diffusa dalla pianura fino a 900-1000 metri di altitudine. In Italia le specie più frequenti sono:
La fioritura, con alcune differenze tra Nord, Centro e Sud Italia avviene da Febbraio a Novembre: nell’Italia settentrionale i picchi di impollinazione vengono registrati in maggio-giugno e nel periodo fine agosto – settembre, mentre andando verso il centro e il sud i periodi di pollinazione si fanno sempre più lunghi tanto che nell’Italia meridionale ed insulare la fioritura è quasi perenne. I soggetti con allergia alla parietaria presentano spesso una positività isolata per questo allergene (monosensibilizzazione). Le piccole dimensioni del granulo pollinico (14-18micron) favoriscono la sua penetrazione nelle basse vie aeree e la presenza di apparati filiformi nello strato esterno del polline permette al polline di funzionare da supporto a inquinanti atmosferici (esempio metalli pesanti quale il piombo) che vengono veicolati nelle vie respiratorie, causando infiammazione e fenomeni irritativi di lunga durata (con conseguente labilità, iperreattività bronchiale) . Di questa famiglia hanno importanza allergologica i generi Artemisia ed Ambrosia ad impollinazine anemofila. L'Artemisia o Assenzio selvatico (vedi foto) cresce ai margini delle strade, lungo le ferrovie, nei prati in tutta l'Italia e in Europa. Durante la fioritura, nei mesi di settembre-ottobre, libera grandi quantità di pollini che però, a causa del loro peso, risultano difficilmente aerodispersi. L'Ambrosia (vedi foto) è un'erba infestante importata accidentalmente in Italia dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. I semi di ambrosia sono giunti in Italia anche come inquinanti di sementi di cereali e ciò spiega perché i primi casi di pollinosi da ambrosia sono stati registrati in particolare in Lombardia, nelle vicinanze di aeroporti e ai margini delle autostrade. La diffusione dell'ambrosia è in costante incremento, attualmente è diffusa non solo in Lombardia e Piemonte ma anche nel Veneto e nel Friuli. La fioritura è tra agosto e settembre (periodo tardo estivo-autunnale). Il polline di ambrosia ha dimensione tra 15-24 micron metri ed è un allergene molto potente. (Olivo, Frassino, Ligustro)L’Olivo è diffuso in tutta l’area Mediterranea. Può essere spontaneo o coltivato, cresce in luoghi rocciosi e secchi fino ad altezze di 600-700 metri (vedi foto). Le concentrazioni polliniche atmosferiche possono variare da 100-200 granuli per metri cubi d’aria a 2000-3000 granuli nelle zone con coltivazioni molto intensive (esempio in Puglia) però, per fortuna, il periodo di pollinazione dura in genere non oltre i trenta giorni (maggio-giugno), sovrapponendosi al periodo di fioritura delle Graminacee. L’alternanza annuale della quantità di pollini (ad un’annata con elevate concentrazioni polliniche segue spesso un’annata con concentrazioni molto ridotte) spiega le variazioni da un anno all’altro del quadro clinico della pollinosi da olivo. Un soggetto allergico all’olivo può presentare sintomi anche quando inala allergeni liberati da pollini di specie che appartengono alla famiglia delle Oleacee come il Frassino (vedi foto) e il Ligustro (vedi foto) il cui periodo di fioritura va da aprile a giugno. La betulla (vedi foto) è diffusa in tutta Europa, in particolare nei paesi scandinavi ove questa pianta è al primo posto tra le cause di pollinosi. In Italia la betulla si ritrova nei boschi delle Alpi e degli Appennini da 900 a 1800 metri di altitudine. Negli ultimi anni questo albero è sempre più utilizzato come pianta ornamentale nei giardini di nuovi insediamenti urbani di numerose città italiane, soprattutto nell’Italia settentrionale. Per questo motivo ed a causa del notevole potere allergenico del polline di betulla, la pollinosi da betulla rara in passato in Italia è attualmente in progressivo aumento. Le betulacee hanno una pollinazione precoce (marzo–maggio) causando una pollinosi invernale o pre-primaverile (vedi foto). Concentrazioni di 80 granuli pollinici per metri cubi d’aria sono in grado di scatenare la comparsa dei sintomi nella quasi totalità dei soggetti mentre una concentrazione di 30 granuli per m3 determina il mantenimento della sintomatologia nel corso della stagione di pollinazione in quanto le mucose del soggetto sono già sede di infiammazione (mucose iperreattive). Il soggetto allergico alla betulla accusa frequentemente, oltre alla rinite e congiuntivite, sintomi a livello della mucosa orale (Sindrome orale allergica) allorché ingerisce taluni alimenti come mela, kiwi, pera, ciliegia, carota, cioè frutta e verdura che possiedono allergeni comuni (cross-reattivi) tra pollini e alimenti vegetali.
Gli Ontani sono alberi diffusi dalle pianure fino a 1200-1600 m di altitudine. L’Ontano nero (vedi foto), il più comune, si ritrova spesso lungo i corsi d’acqua, in particolare nelle zone appenniniche e prealpine. L’Ontano bianco è diffuso in particolare nelle regioni settentrionali. Durante il periodo di pollinazione, in genere in febbraio-aprile talvolta anche più precocemente dicembre-gennaio, l’Ontano libera enorme quantità di pollini ma con potere allergenico inferiore a quello dei pollini di betulla. Corylacee (Nocciolo e Carpino) Il Nocciolo (vedi foto) è presente in tutta Europa, può crescere spontaneamente od essere coltivato per la produzione del suo frutto (nocciola) . Produce grandi quantità di pollini durante i mesi invernali da gennaio a marzo (vedi foto). I sintomi dell’allergia a nocciolo tendono spesso a perdurare nel tempo a causa della reazione crociata con i pollini di Ontano e Betulla, piante con la stessa distribuzione geografica e la cui fioritura va fino a maggio. I soggetti allergici al polline di nocciolo possono presentare manifestazioni allergiche (orticaria-angioedema) in seguito ad ingestione di nocciole (vedi cross-reattività). I Carpini, Carpino bianco (vedi foto) e Carpino nero (vedi foto), sono presenti principalmente nelle regioni centro-settentrionali, sui rilievi delle Prealpi e dell’Appennino. Liberano durante la fioritura notevoli quantità di pollini da marzo a maggio Della famiglia delle Cupressaceae fanno parte il Cipresso comune (vedi foto), il Cipresso dell’Arizona, la Tuja (vedi foto) e il Ginepro (vedi foto) che si ritrova in tutte le regioni, dal livello del mare ad oltre 3000 metri. Negli ultimi anni i soggetti che soffrono di pollinosi invernale da Cipresso sono in aumento, in particolare in Toscana, Puglia, Liguria, Umbria, Lazio e Campania ove è aumentata la coltivazione del Cipresso a scopi ornamentali o di rimboschimento. Il periodo di pollinazione del Cipresso comune (Cupressus sempervirens) (vedi foto) va in genere da febbraio a fine marzo con possibili anticipi a gennaio o continuazioni fino ad aprile con concentrazioni polliniche che possono raggiungere valori elevati di oltre mille granuli per metro cubo di aria, mentre il Cipresso dell’Arizona (importato di recente dall’America e utilizzata il più delle volte per allestire delle siepi) inizia a fiorire anche a dicembre in concomitanza con il Nocciolo. I soggetti allergici al Cipresso presentano, in genere, sintomi anche se inalano pollini di Tuja (pianta ornamentale con fioritura tra marzo e aprile) o di Ginepro (fioritura tra febbraio e maggio). La Criptomeria o Cedro del giappone (vedi foto), pur non appartenendo alla famiglia delle Cupressacee ma a quella delle Taxodiaceae, produce pollini con allergeni che possono indurre l’insorgenza di manifestazioni cliniche nei soggetti con allergia al cipresso. La Criptomeria è stata importata dal Giappone in Europa, a metà del secolo scorso ed è ora diffusa in Italia nelle regioni centro-settentrionali, come pianta ornamentale nei giardini e nelle regioni meridionali ove è utilizzata per il rimboschimento. Libera grandi quantità di pollini tra febbraio ed aprile. Consigli utili per il paziente allergico a pollini
Pagina aggiornata il 28/06/2009 |
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