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Il termine allergia deriva dal greco e significa
letteralmente “reazione alterata”. In presenza di disturbi di sospetta natura allergica è opportuno sottoporsi ad una visita allergologica ed agli eventuali test che lo specialista allergologo riterrà opportuni per individuare con maggiore chiarezza le cause del disturbo, ai fini di un approccio terapeutico che non sia limitato all’assunzione di farmaci sintomatici, ma esteso alla prevenzione ed alla terapia di fondo dell’allergia.
Non curare o sottovalutare l’allergia può portare a
patologie più gravi e invalidanti; per esempio, non curare una rinite può
favorire nel tempo l’insorgenza di sinusite cronica o di asma. Nel caso delle allergie respiratorie da allergeni "naturali" presenti nell’aria, come pollini ed acari, accanto alle terapie farmacologiche, il cui obiettivo è il controllo dei sintomi, è possibile intervenire sul sistema immunitario dell’organismo grazie all’immunoterapia specifica, meglio nota come vaccino desensibilizzante. Tale approccio terapeutico, qualora non sia controindicato, è l’unico mezzo che permette di modificare la storia naturale della malattia e di limitare o anche di evitare il ricorso ai farmaci.
DIAGNOSTICA ALLERGOLOGICA
L’anamnesi, cioè la raccolta e l’interpretazione da parte del medico dei dati emersi dal colloquio con il paziente, costituisce la premessa essenziale per la diagnosi di allergia.
Sulla base dei sintomi descritti dal paziente si
praticano gli eventuali test per individuare la sostanza che il sistema
immunitario considera "nociva" (allergene). Esistono test allergologici in vivo ed in vitro. I test in vivo comprendono i test cutanei, i test di eliminazione, i test di tolleranza ed i test di provocazione; quelli in vitro il dosaggio delle IgE specifiche, la ricerca di anticorpi precipitanti, il dosaggio dell’ECP. Ogni singolo caso necessita comunque dell’individuazione dei test diagnostici più opportuni. Infatti, non esiste una prova diagnostica specifica e valida per tutte le forme di allergia.
La scelta del tipo di indagine viene effettuata
dallo specialista allergologo in base alle manifestazioni cliniche del paziente,
al tipo di reazione che si presume possa esserne la causa, alle presunte
modalità di sensibilizzazione (da contatto, da inalazione, ecc.) ed alla natura
dell’allergene. I test allergologici più conosciuti e più frequentemente utilizzati sono:
I TEST CUTANEI Lo Skin Prick Test consiste nell’applicare una goccia di estratto allergenico sulla cute dell’avambraccio facendola penetrare negli strati superficiali della pelle tramite la punta di una minuscola lancetta sterile. Per le allergie alimentari talvolta può essere utile eseguire i test cutanei anche con alcuni alimenti freschi, utilizzando la metodica del prick by prick (si inserisce prima la lancetta nell’alimento da testare e poi si procede con la normale tecnica dello skin prick test).
Le reazioni si manifestano entro 15-20 minuti
dall’esecuzione del test e sono caratterizzate dalla comparsa di un ponfo
(simile ad una puntura di zanzara).
Lo skin prick test può essere effettuato in
qualsiasi periodo dell’anno ed a qualsiasi età, uniche controindicazioni sono la
presenza di lesioni cutanee nella zona del test e la terapia antiistaminica in
atto. Il Patch Test viene invece utilizzato nella diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto e talora può essere d'aiuto nella diagnostica delle allergie a farmaci e della dermatite atopica.Il patch test viene generalmente eseguito per una serie preordinata di 30 sostanze (apteni), quelle più comunemente responsabili di dermatiti allergiche da contatto (serie GIRDCA), da applicare sulla cute del dorso con dei cerotti.Oltre agli apteni della serie GIRDCA è possibile testare molte altre sostanze che vengono scelte in base alla storia clinica ed all'eventuale esposizione lavorativa (casalinghi, cosmetici, palpebrali, dentisti, metalmeccanici, parrucchieri, ecc.).I risultati del patch test compaiono dopo 24-48 ore e spesso anche oltre i due giorni. Se dopo 72 ore si è formata una lesione arrossata, edematosa e pruriginosa, eventualmente con delle piccole vescicole, il risultato è positivo.Il patch test non si applica durante l’estate in quanto l’eccessiva sudorazione pregiudicherebbe la tenuta dei cerotti e l’attendibilità dei risultati. Ulteriori controindicazioni sono la presenza di lesioni cutanee nella zona del test e le terapie in atto con antiistaminici e soprattutto cortisonici.I TEST DI ELIMINAZIONESono utilizzati soprattutto nelle allergie e nelle intolleranze alimentari. Le diete di eliminazione oligoallergeniche sono costituite da alimenti che raramente danno luogo a sensibilizzazione di tipo allergico. I pazienti seguono queste diete nei casi in cui si sospetti un’allergia alimentare, ma non sia possibile identificare con precisione il singolo allergene. Le diete oligoallergeniche possono essere mirate (se si eliminano gli alimenti maggiormente sospettati), o elementari (se non c’è un sospetto ben preciso). Le diete oligoallergiche vanno seguite per un periodo di tempo relativamente breve (2-3 settimane) e sotto stretto controllo dello specialista allergologo che provvederà ad eventuali modifiche e/o alla successiva reintroduzione (test di provocazione/tolleranza).
I test di eliminazione, sempre sotto stretto
controllo dello specialista allergologo, possono essere utili anche nei casi di
sospetta allergia ad additivi alimentari (dieta senza additivi), nel caso di
sospetta allergia a farmaci (sospendendo l’utilizzo del medicinale) e nel caso
di allergie respiratorie (allontanandosi dal posto di lavoro, dal contatto con
animali domestici, ecc.)
Test di Provocazione Nel test di provocazione viene utilizzato il contatto diretto tra gli allergeni e le mucose del soggetto per scatenare una reazione controllata e poterne quindi valutare la sensibilità. Per le allergie respiratorie, gli allergeni opportunamente diluiti vengono applicati a livello congiuntivale, nasale o bronchiale individuando la concentrazione a cui si ha la reazione. Test di provocazione/tolleranza vengono anche utilizzati nella diagnostica dell’allergia ad alimenti e ad additivi alimentari e delle reazioni avverse a farmaci. Per i possibili rischi vengono eseguiti solo da personale specializzato ed in ambiente ospedaliero.
I TEST IN VITRO Gli esami di laboratorio più frequentemente impiegati nella diagnostica allergologica sono il PRIST ed il RAST. La concentrazione nel sangue delle IgE totali (PRIST) varia, nei soggetti adulti non atopici, da 10 a 200 kU/1. Va sottolineato che un riscontro di valori normali non esclude la diagnosi di allergia. Le IgE totali, inoltre, aumentano in altre condizioni patologiche (come le parassitosi intestinali) e fisiologiche (come nei fumatori). Oggi, pertanto, si ritiene che la determinazione delle IgE totali rivesta scarso significato clinico nelle allergopatie, mentre molto più utile risulta la ricerca delle IgE specifiche (RAST). Il RAST viene utilizzato solo in situazioni particolari come nel caso di assunzione di antistaminici da parte del paziente o di lesioni cutanee alle braccia che impediscano l’esecuzione dello skin prick test.
Il RAST viene poi utilizzato come ulteriore
approfondimento nel caso di prove cutanee negative in presenza di una storia
clinica suggestiva di allergia o nel caso di scarsa correlazione tra la storia
clinica e le positività cutanee, soprattutto in previsione di un’eventuale
immunoterapia specifica. Infine può essere usato nei casi in cui è utile
un'ulteriore conferma ai test cutanei (veleno di imenotteri, penicilline,
lattice, ecc.).
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Pagina aggiornata il 28/06/2009
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